| La favola dell'Europallet |
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| lunedì 12 luglio 2010 | ||||||
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Di Crudelia Dobermann
Tempo di lettura: 5' 35''
Ho pensato alla mia scrittrice preferita. Mi sono ricordata che ha dei problemi di salute abbastanza importanti, che ha perso la vista quasi completamente ma che, non so come, continua a scrivere. Continua a creare. In modo meraviglioso. Che continua a partorire storie e personaggi che mi tengono inchiodata alle pagine fino alle 2 di notte, con due occhi da gufo e le occhiaie di Zio Fester. (.. e qui direi che l'immagine ch ho di me migliora senza esitazione..) Quindi, partendo dal suo esempio, ho messo mano nel mio enorme contenitore ed ho iniziato a ravanare (passatemi l'espressione). Mi sono messa lì e, con metodo, ho fatto un ripulisti generale nel mio Europallet nuovo di pacca. Metà delle cose che mi saltavano in mano sono risultate non essere poi così importanti. Non così assolute. Mi sono accorta che metà del loro peso era dovuto al massiccio strato di polvere che ci si era depositata sopra. Sì. Li avevo lasciati lì, ero rimasta ad osservali con l'occhio languido della triglia appena pescata, senza muovere un dito (o una pinna) ma senza mai e poi mai staccar loro gli occhi di dosso. Ebbene : si sono ingrossati. Sono aumentati , si son gonfiati. Sono arrivati a sembrarmi enormi. E io me ne stavo lì e tremavo. Mostravo i denti e tremavo. E con tutta quella polvere a coprirli, non riuscivo più ad identificarli. Vedevo solo questi grossi ammassi di polvere che mi facevano una gran paura, mi guastavano l'umore. Si erano ingigantiti. Anzi. Ero stata io ad ingigantirli attraverso la mia pseudo-autocommiserazione, trastullandomi tra l'indecisione e la pigrizia. Beh, sapete cosa vi dico? Che una volta visionati, analizzati e riordinati, non erano più così mostruosi. Anzi, erano leggeri e su gentile richiesta hanno fatto fagotto e sono smammati. Ce l'avete presente il batuffolo di polvere della pubblictà? Quello che raccoglie le sue quattro cosine e fa San martino? Ecco, uguale spaccato. Saran parenti cosa volete che vi dica. La morale di questa favoletta urbana partorita nel bel mezzo del mio sottotetto climatizzato è che, a meno che non si tratti di problemi seri, le altre cose si possono superare. E se non si posso superare è perché ce le siamo sognate. Che spesso sono successe per un motivo. E non ci hanno fatte fuori. E la maggior parte delle ferite superficiali di cui rimangono le cicatrici sulla nostra pelle, sono auto inferte. Ce le hanno procurate il nostro orgoglio, le nostre pretese, le nostre paure. Ce le siamo andate a cercare non guardano davvero bene dentro di noi, giocando a dirci insoddisfatti o delusi perché si sa, oggi è di moda. Se sei tranquillo e sereno sei out. Ci siamo fatti belli dell'amplificare le nostre piccole magagne perché pare che le cose, se non sono giganti od estreme, non vanno bene. Bene. Io torno all'Europallet. Credo farò un banchetto al mercatino delle pulci. Accorette numerosi.
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